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Sostenibilità ambientale

Enel si è dotata di una specifica politica volta alla protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, alla lotta ai cambiamenti climatici e al contributo per uno sviluppo economico sostenibile. Elemento chiave di tale politica sono i Sistemi di Gestione Ambientale (SGA), riconosciuti a livello internazionale.

Nell’ambito delle sue attività nelle tecnologie nucleari, Enel si impegna pubblicamente a garantire che nei propri impianti sia adottata una chiara politica nucleare e che questi ultimi siano gestiti secondo criteri in grado di assicurare assoluta priorità alla sicurezza e alla protezione dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente. La politica in materia di sicurezza nucleare promuove l’eccellenza in tutte le attività dell’impianto, secondo una logica che intende andare oltre la semplice conformità alle leggi e alle normative applicabili e assicurare l’adozione di approcci manageriali che incorporino i princípi del miglioramento continuo e della gestione dei rischi.

Gestione responsabile della risorsa idrica

L’acqua rappresenta un elemento essenziale per la produzione elettrica, pertanto Enel considera la disponibilità di questa risorsa quale fattore critico negli scenari energetici futuri. Il Gruppo è tradizionalmente impegnato nella gestione efficiente delle acque mediante un costante monitoraggio di tutti i siti di produzione collocati in zone a rischio di scarsita idrica. Enel impiega i seguenti livelli di analisi:

  • mappatura dei siti di produzione ricadenti in aree con potenziali situazioni di “water scarcity”, in cui cioè il valore medio delle risorse idriche rinnovabili per persona risulta essere inferiore al riferimento fissato dalla FAO (la mappatura è effettuata attraverso l’uso del Global Water Tool del World Business Council for Sustainable Development); 
  • individuazione dei siti di produzione “critici”, ossia di quelli in “Water Scarcity Area” con approvvigionamento di acqua dolce; 
  • gestione piu efficiente della risorsa acqua tesa anche a massimizzare l’approvvigionamento da reflui e da acqua di mare; 
  • monitoraggio dei dati meteo-climatici di ciascun sito.

Enel restituisce globalmente circa il 99% dell’acqua prelevata per il raffreddamento in ciclo aperto. Circa l’8% del totale dell’energia prodotta dal Gruppo Enel ha utilizzato e/o consumato acqua dolce in zone “water stressed”12. Nel 2018 il fabbisogno complessivo di acqua e stato pari a 96,3 milioni di metri cubi, circa il 14% in meno rispetto al 2017 a causa di una minore produzione termoelettrica e nucleare rispetto all’anno precedente.

Per quanto concerne il fabbisogno complessivo idrico, la percentuale di approvvigionamento tramite acque reflue trattate e pari al 4,7%, registrando una diminuzione rispetto all’anno precedente. In linea con l’impegno di Enel di ridurre il fabbisogno idrico del 35% al 2030 rispetto all’anno base 2015, il fabbisogno specifico del 2018 e stato pari a 0,38 l/kWheq, inferiore del 14% rispetto al 2017.

Tutela della biodiversità

La tutela della biodiversità è uno degli obiettivi strategici della politica ambientale di Enel. Nei diversi territori in cui il Gruppo e presente vengono promossi specifici progetti allo scopo di contribuire alla salvaguardia degli ecosistemi, delle specie e dei relativi habitat. I progetti comprendono una vasta gamma di interventi: inventari e monitoraggi, programmi di tutela specifici per particolari specie, studi e ricerche metodologiche, ripopolamenti e reimpianti, realizzazione di supporti infrastrutturali per favorire la presenza e il movimento delle specie (per esempio nidi artificiali nelle linee di distribuzione per l’avifauna, scale di risalita presso gli impianti idroelettrici per la fauna ittica).

Prosegue la collaborazione avviata nel 2017 con l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), un’autorità mondiale in materia di salvaguardia della biodiversità, e si consolida l’impegno di Enel per la valutazione dei rischi e delle opportunità legati alla gestione della biodiversità.

12 Il World Resources Institute (WRI) ha definito “water-stressed area” una zona per la quale la disponibilità di acqua pro capite annua risulta inferiore a 1.700 m3.